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Oltre le opere e i muri

 

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione,

sui giornali. Però parlatene”

Paolo Borsellino, magistrato ucciso dalla mafia

 

Un museo è innanzi tutto fatto di opere e di muri per mostrarle! Ma nel museo del Laboratorio delle legalità c’è molto più di opere e muri. C’è un bene confiscato alla mafia (casa della famiglia Provenzano), un Comune, quello di Corleone, che ha dato il via ad una operazione culturale non indifferente, delle associazioni del territorio che hanno deciso di dare il proprio contributo condividendo uno spazio e soprattutto un cammino. C’è infine (e non per ordine di importanza) un artista, Gaetano Porcasi, che attraverso i suoi quadri racconta la storia della mafia, ma soprattutto dell’antimafia.

 

Casa Provenzano

“I beni confiscati vengono restituiti, in altra forma

 alla società colpita dai delitti.”

Nando Dalla Chiesa, politico

 

Togliere le proprietà ai mafiosi, non è stata un’idea di immediata realizzazione.La proposta di Pio La Torre, politico siciliano assassinato per ordine del boss Totò Riina, fu approvata nel 1982 (legge Rognoni- La Torre). Soltanto nel 1995 con la raccolta di un milione di firme, partita proprio da Corleone, grazie all’iniziativa promossa da Don Ciotti (fondatore di Libera), è stato possibile ottenere che i beni confiscati alla mafia potessero essere assegnati e riutilizzati per scopi socialmente utili. Sito in vicolo Colletti, l’immobile che ospita il Museo e l’annessa Bottega della legalità, è stato confiscato alla mafia e assegnato nel 2005 al Comune di Corleone, riadattato grazie ai fondi del PON Sicurezza 2007/2013, della Regione Siciliana e dello stesso Comune di Corleone, è stato assegnato al Laboratorio della Legalità, alla Coop Lavoro e non solo a.r.l., e al Consorzio Sviluppo e Legalità. Inaugurato il 15 agosto 2010, alla presenza del Ministro degli Interni Maroni e del Ministro della Giustizia Alfano, ospita il museo della Legalità con i suoi quadri e a pianterreno la Bottega della legalità nella quale è possibile acquistare i prodotti realizzati con il lavoro svolto dalle cooperative sui terreni confiscati alla mafia. Questo luogo, intitolato a Paolo Borsellino, in se è già simbolo di riscatto di un intera cittadina e soprattutto della società civile che quotidianamente contribuisce ad avviare e alimentare processi di cambiamento culturale nel territorio. Ma  a ciò si aggiunge che il Museo stesso, nei suoi colori e dettagli richiama segni e simboli forti, per agevolare la costruzione di un discorso più ampio e profondo che vada al di là del mero elenco dei fatti cronologici, ma susciti emozioni e offra spunti di riflessione personale. I colori alle pareti, non rappresentano soltanto uno sfondo passivo alle tele, ma si alternano secondo un significato ben preciso: ora forti (quale il rosso) scelti per sottolineare violenza, oppure speranza (il verde), o ancora più tenui (il rosa), per evidenziare la prospettiva di cambiamento alla quale la storia si apre con i suoi eventi. Così i colori fanno da filo conduttore lungo tutta la mostra sottolineando non a caso alcune parti del racconto illustrate dai quadri. Attraverso la scala in vetro che collega i due piani, il visitatore viene invitato a riflettere sul fragile cammino della trasparenza verso la legalità, che va costruito e percorso quotidianamente nell’impegno individuale e comune. I nomi delle vittime della mafia, impresse su una delle pareti, impietosamente offrono un impatto visivo al visitatore che, in un solo colpo d’occhio viene investito dalla dura realtà dei fatti di sangue che ha segnato la Sicilia fino ai nostri giorni. Infine la ringhiera, trattata con acqua e sale, per ricordare il dolore e le lacrime amare che hanno accompagnato una tale dolorosa storia.

 

Il Comune di Corleone

“La disperazione peggiore di una società è il dubbio

che vivere onestamente sia inutile”

Corrado Alvaro- scrittore

 

Tante le vicende di un “animosa civitas” (non solo di nome, ma soprattutto di fatto), che nel tempo ha visto intrecciarsi non solo vicende di mafia, che l’hanno segnata profondamente e tristemente, ma soprattutto l’opera di valorosi personaggi, artisti, santi, politici, eruditi e patrioti che ne hanno fatto grande la storia, portandola spesso al di fuori dei confini territoriali, sulla scena nazionale ed europea,  lasciando il segno nel cuore dei propri concittadini che ancora oggi, forse non quanto dovrebbero, ne diffondono la fama e ne celebrano il nome.

Sono gli anni del dopoguerra, con la disfatta del movimento contadino, che rappresentano per Corleone i suoi tempi più bui. Molti sono i corleonesi che in questo periodo storico hanno abbandonato il paese in cerca di fortuna altrove (nord Italia, Belgio, Germania, America Latina), anni che non sembrano poi tanto lontani se si pensa che molti degli abitanti attuali annoverano tra i propri familiari emigrati e possono ancora dare testimonianza diretta di quei tristi tempi in cui imperversava quasi un senso tragico di fatalismo.

La sua “primavera” socio- politica- culturale, Corleone la vive negli anni novanta quando i corleonesi scuotono le proprie coscienze e riavviano lentamente un processo di riscatto attraverso una partecipazione più attiva e sentita dei cittadini alla vita democratica del paese, con un rifiorire di iniziative culturali,  e la nascita di un associazionismo variegato e vivace.

Il lento processo avviato continua ancora oggi e si manifesta in un contesto, non certamente facile, attraverso operazioni culturali come quella avviata dall’attuale amministrazione che, attraverso la realizzazione anche di questo Museo, apre le porte di Corleone ai visitatori, alle scolaresche, a tutti coloro che vogliono approfondire questi temi, coltivare la memoria e contribuire al rinnovamento di un intero tessuto culturale. Corleone si mette nuovamente in gioco e conquista il centro della scena lanciando una sfida culturale non indifferente che, sicuramente, rappresenta ancora una volta un passo avanti nella sua gloriosa storia per sfatare luoghi comuni e diffusi pregiudizi.

 

Un associazione di associazioni

“Capì questo: che le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, e danno la gioia che raramente s’ha restando per proprio conto, di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone (mentre vivendo per proprio conto capita più spesso il contrario, di vedere l’altra faccia della gente, quella per cui bisogna tener sempre la mano alla guardia)”

da “Il Barone rampante “ di Italo Calvino

 

La scelta del nome dell’associazione “Laboratorio della legalità”  porta in se tutto il senso di questa operazione che non vede l’educazione alla legalità come lezione di vita frontale, ma sperimentazione continua, confronto concreto in cui realtà diverse provano a condividere uno sforzo comune, risorse, potenzialità. Ciascuna delle associazioni aderenti ha storie e competenze diverse, ma un obiettivo comune: contribuire, attraverso la partecipazione attiva e la forza di iniziative culturali, a un processo di rinnovamento concreto. Ciò  per dare maggiore forza ad un azione sul territorio che  coinvolga tutte le sue parti (scuola, mondo del lavoro, enti pubblici, terzo settore…) un work in progress (con tutte le sue concrete difficoltà) visto non come limite, ma condizione in cui si coltivano speranze, fioriscono visioni, iniziative, progetti, interventi, una condizione in cui si lanciano ponti e si abbattono muri, convinti che la legalità si costruisce attraverso un dialogo serio, continuo e  a volte magari sofferto. Un lavoro continuo su se stessi, prima che sugli altri, perché comporta la revisione dei propri stili di vita e la presa di coscienza che certa mentalità mafiosa, apparentemente innocua (che ciascuno si porta dentro come un retaggio ancestrale) è in realtà un brodo colturale in cui si perpetuano atteggiamenti e comportamenti di cui l’illegalità e la mafia si nutrono.

 

Un artista: Gaetano Porcasi

Nato a Partinico (Pa) nel 1965, ha conseguito il diploma presso l’Istituto Statale d’arte di Monreale e il diploma di Laurea con 110 e lode presso l’Accademia delle Belle Arti di Palermo, sezione pittura. Docente in alcune scuole d’Italia è poi tornato in Sicilia dove insegna presso il Liceo Scientifico “Santi Savarino” di Partinico. Cittadino onorario di Corleone dal 22 ottobre 2007, ha contribuito con le sue opere a costruire questo Museo, attraverso  quelle tele in cui, non solo si raccontano le lotte contadine e civili contro i soprusi della mafia e della violenza, ma si celebrano le storie di quei corleonesi onesti che sono stati uccisi proprio per il loro impegno al servizio della democrazia e della legalità.

“Il pittore che dipinge la storia”, questa la definizione che meglio di tutte rende l’idea del lavoro di questo artista partenicese la cui creatività e arte è messa a servizio di una continua denuncia sociale contro la mafia, soprattutto allo scopo di FARE MEMORIA dei tanti caduti che hanno pagato con la propria vita, il proprio concreto impegno quotidiano per la legalità, espresso in un alto senso dello Stato, delle sue istituzioni, delle sue leggi.

 

La mostra e i suoi quadri

“..per questo serve l’emozione, a riscaldare quei fatti a farli tornare con forza alla memoria ,

a strapparli dalla  storia  e a farli diventare ricordi,

condivisi anche da chi non li ha vissuti.”

Carlo Lucarelli , scrittore

La mostra ripercorre con i suoi quadri lo stragismo e gli assassini di mafia dal 1943 al 1997, in un percorso che permette una sintesi illustrata dei momenti più salienti, dei personaggi più rappresentativi, quasi sessantanni di storia della Sicilia.

Partendo dallo sbarco degli Americani, nel Luglio del 1943, realizzato anche attraverso l’appoggio dei mafiosi (Calogero Vizzini, di Villalba, Genco Russo di Mussomeli, Lucky Luciano di Lercara Friddi), si passa, attraverso le bandiere rosse e tricolore, ai quadri sulla strage di Portella delle Ginestre (1 Maggio 1947) che rappresenta la prima strage dell’era repubblicana. Attraverso lo scorrere delle varie tele, si raccontano le storie di vari uomini uccisi dalla mafia e il loro contributo alla lotta per la legalità. Così le tele diventano spunto per parlare di Bernardino Verro, sindaco di Corleone ucciso dalla mafia il 3 novembre 1915,  protagonista dei Fasci siciliani e ideatore dei Patti Agrari, (primo esempio di contratto sindacale scritto dell’Italia capitalista), in cui per la prima volta i contadini organizzati nel “Fascio dei Lavoratori” tentano di liberarsi da secoli di soggezione. Uno spazio è dedicato a Placido Rizzotto sindacalista corleonese, che nel secondo dopoguerra, nuovamente alla guida dei contadini, reclama il diritto alla terra e l’applicazione anche in Sicilia dei Decreti Gullo. Anche lui viene barbaramente ucciso il 10 marzo 1948 e gettato in una foiba di Rocca Busambra.

Molte tele ricordano altri personaggi più recenti magari più conosciuti quali Padre Pino Puglisi, Peppino Impastato, Rosario Livatino, Mario Francese…. tutti uomini che si sono opposti alla mafia con il loro impegno personale e instancabile, lasciando testimonianza di un eroismo ancora attuale nella nostra storia della Sicilia.

Ogni tela sembra sfogliare tristemente un singolare percorso della memoria segnato dalle date dipinte, in forme di numeri civici su pareti talvolta scrostate di vecchie case, sulle quali appaiono scritti i nomi di vittime della mafia e talvolta brevi frasi che sintetizzano il senso di un intera vita.

L’ultimo piano del museo lascia spazio ai fatti più recenti, alle stragi del 1992 di Capaci e via d’Amelio, dove perdono la vita, rispettivamente, i Giudici Falcone e Borsellino e le loro scorte. Poi ancora lo sguardo si ferma sulle tele che richiamano alla memoria la visita di Papa Giovanni Paolo II e il suo duro monito di condanna contro i mafiosi, ma anche la strage dei Georgofili a Firenze. Infine le tele raffiguranti l’arresto di boss latitanti quali Provenzano e Lo Piccolo, carnefici che tanto sangue hanno versato, incorniciati dalla riproduzione dei titoli dei giornali di allora, quasi a voler richiamare alla mente le parole del Giudice Giovanni Falcone:”La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi una fine”.

 

Maria Elena Bagarella

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